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Revues de presse

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Dans un dossier spécial sur l'innovation et les nouvelles technologies, Anne-Sophie David, journaliste au Nouvel Economiste, s'intéresse à MISSING.NET, le moteur de recherche des disparus de catastrophes naturelles, de la Fondation Casques Rouges. Extraits.    ... Lire la suite
Appello alla comunità internazionale e al segretario delle NU di René Préval e dell'ex ministro francese Nicole Guedj "E' stata la catastrofe di troppo. Ci siamo resi conto che non abbiamo imparato niente dalle lezioni dello Tsunami". "Per la disorganizzazione perse troppe vite, serve una forza di reazione rapida che coordini i soccorsi"  

Port-au-Prince - Ad un mese dal catastrofico terremoto che ha sconvolto Haiti, l'isola è ancora alle prese con il caos dei soccorsi. E da Port-au-Prince, "teatro di  una delle più grandi disorganizzazioni umanitarie" arriva la proposta rivolta all'Onu e al segretario generale Ban-Ki-Moon, della creazione dei  Caschi rossi, "fratelli umanitari dei Caschi blu", i quali "avranno la legittimità di coordinare l'aiuto internazionale". Secondo Renè Préval, presidente della Repubblica di Haiti e Nicole Guedj, ex-ministro francese e Presidente della Fondazione Caschi Rossi, "l'obiettivo è radunare un gruppo di esperti, dottori, ingegneri, pompieri, tutti capaci di definire una strategia per la gestione nell'urgenza delle catastrofi".

 

Préval e Guedj ricordano le cifre del disastro: "Più di 200.000 morti e 300.000 feriti. Migliaia di campi (profughi ndr) improvvisati fanno adesso parte del paesaggio dell'isola", ma allo stesso tempo nell'appello si ricorda lo sforzo umanitario della comunità internazionale: "In meno di 24 ore 74 aerei sono atterrati" ma, e questo è un punto messo in evidenza, "lo scalo della capitale è immediatamente stato saturato e alcune Ong sono rimaste bloccate per giornate intere senza potere uscire dall'aeroporto e aiutare le vittime ancora sepolte sotto le rovine". Insomma "Haiti non era pronta per accogliere quest'affluenza di buona volontà!". 

 

Nell'appello si ricorda ancora che "Americani, Europei, Cinesi hanno tutti fatto prova di una generosità senza precedenti. Portaerei, ospedali di urgenza, razioni alimentari, tende, elicotteri" vennero mandati da tutto il mondo, però a causa della "mancanza di organizzazione e di coordinazione, abbiamo perso molto tempo e troppe vite umane".

 

Préval e Guedj auspicano la creazione di uno "stato maggiore dell'umanitario", una struttura che di fronte all'emergenza individui i bisogni e analizzi le risorse disponibili. "Con una forza di reazione rapida, avremmo potuto cambiare la situazione, decidersi su una linea da seguire e coordinare l'azione delle squadre operative", dicono. "Haiti è stata la catastrofe di troppo. Ci siamo rapidamente resi conto che non abbiamo imparato niente dalle lezioni dello Tsunami".

 

Nell'appello si sottolinea che "la comunità umanitaria non è abbastanza forte da affrontare da sola la natura scatenata. Non abbiamo bisogna di un attore in più: le Ong e le agenzie intergovernative fanno già un lavoro colossale. Non abbiamo nemmeno bisogno di una nuova filosofia; l'unica che dobbiamo seguire è la volontà di salvar vite. Il mondo dell'umanitario deve dotarsi di nuovi principi: coordinazione, regolazione, strutture e vigilanza. 

 

Insomma, bisogna creare una "intelligence umanitaria", una struttura "per anticipare e unificare la nostra azione". L'appello si conclude con l'augurio che "alla vigilia della conferenza internazionale di ricostruzione di Haiti, i Caschi rossi siano creati alle Nazioni Unite".

 




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